Porno
di I. Welsh
Guanda
2003
TRAMA
Dieci anni dopo, si ritrovano in Porno tutti i principali protagonisti di Trainspotting:
Sick Boy, che tornato con le pive nel sacco da Londra, rileva un pub a Leith; Spud che cerca di disintossicarsi; Begbie, appena uscito di prigione; Secondo Premio, convertito al cristianesimo; e Renton, che s’è rifatto una vita in Olanda.
Il giorno in cui Terry, realizzatore di porno amatoriali, chiede al vecchio amico Sick Boy di girare alcune scene nel suo pub, questi ha una delle sue ideone: girare un VERO film porno.
Della sceneggiatura, a partire da un soggetto di Terry, si occuperanno Secondo Premio e la sua collega di università Nikki, entrambi studenti di cinematografia; mentre l’industrioso Sick Boy penserà a tutto il resto...
Porno è un cazzuto capolavoro che tiene fede a tutte le aspettative generate dal titolo e dall’essere il seguito di Trainspotting.
Non si può non amare il modo in cui Welsh tratta - senza moralismi, senza tabù, e con grande senso dell’umorismo - argomenti come l’amicizia (autentica o di facciata), l’erotismo (genuino o industriale), la dipendenza da droghe e la violenza.
La narrazione è non lineare, con un ritmo elevato.
I protagonisti sono tanti e la loro psicologia è molto curata.
La gamma dei registri linguistici è molto ampia e varia in funzione dei personaggi: si passa dal vocabolario limitato e farcito di parolacce di Begbie al politichese contaminato con espressioni esotiche di Sick Boy, passando per il linguaggio zoologico dello sconvolto Spud.
Una lettura avvincente dalla prima all’ultima pagina.
Non sono d’accordo con chi dice che Sport Mediaset sia la risposta televisiva e milanista a Tuttosport. È semplicemente la versione gratuita di Milan Channel.
Prova ne è che la notizia principale di Studio Sport, all’indomani della disastrosa eliminazione del Milan dalla Coppa UEFA ad opera del Werder Brema, è una voce di mercato che vorrebbe Mourinho al Liverpool e, chissà, al Machester United (ma con il Pizzighettone alla finestra).
Ma come? Il club più titolato al mondo - in cui giocano Ronaldinho (ex Pallone d’oro), Kakà (ex Pallone d’oro), Shevchenko (ex Pallone d’oro), Beckham (ex giocatore), Maldini (ex giovane), Borriello (ex di Belén Rodriguez), oltre ai campioni del mondo Pirlo, Zambrotta e Inzaghi, la giovane stella Pato e il veterano Seedorf -, si ritrova al 26 febbraio con tutti gli obiettivi stagionali sputtanati e a fare notizia è una voce di calciominchiata sull’allenatore dell’Inter?
Per la serie: “Perché dar risalto a certe brutte storie che poi magari il padrone s’incazza? Non è meglio un bel caso Inter?”
Per le sue intemperanze e per quel 'grilletto facile', l’ispettore Harry Callaghan è finito all’Urbanistica; ma, quando un’improvvisa ondata di violenza travolge San Francisco facendo strage di criminali, viene richiamato alla Omicidi. Con le sue indagini, Dirty Harry scopre che dietro a quell’apparente guerra tra bande rivali si cela una verità oscura e terribile...
Il secondo Callaghan, dal titolo celeberrimo, è un’apologia del famigerato pistolone americano: un’arma micidiale (come Excalibur o la Durlindana) che con Harry “la Carogna” costituisce una coppia invincibile.
In molti passaggi del film sembra che il personaggio Callaghan voglia rispondere personalmente alle polemiche seguite alla sua prima apparizione: egli ammette di ricorrere a dei metodi discutibili, ma condanna la brutalità poliziesca; lui “non spara mai per primo” e, pur detestando il Sistema, gli giura fedeltà (almeno fino a quando non ce ne sarà uno migliore).
Questa “spiegazione” ufficiale appare il motivo principale di un film che contiene apprezzabili scene d’azione, botta e risposta arguti, umorismo macho, colpi di scena, qualche americanata (tipo l’operazione sull’aereo), sana violenza d’epoca (compreso uno sparo in mezzo alle tette) e un finale d’applauso.
Dà schiaffi e simula orgasmi. Come quelle vere!
MILANO - Pulisce casa, non apre bocca se non richiesto, legge ad alta voce il giornale, riconosce il tuo drink e il tuo piatto preferito, ha 20 anni ed è carina. Per Le Trung è la donna ideale. Il giovane nerd giapponese non l'ha tuttavia conosciuta in palestra, in discoteca o in qualche chat. No, Le Trung ha deciso di crearla da sé. Già, perchè Aiko - questo il nome dell'anima gemella - in realtà è un robot-femmina.
GIUSTE MISURE - Il suo inventore - uno scienziato 33enne di origini giapponesi ma cresciuto a Brampton, in Ontario (Canada) - lavora al progetto praticamente giorno e notte da circa due anni. Per creare la partner perfetta l'ex programmatore informatico ha speso quasi 16 mila euro - ha dovuto persino vendere l'auto e chiedere prestiti in banca. Misure della ragazza 81, 58 e 84, «età di circa 20 anni», capace di riconoscere i colori, alcuni visi, leggere in giapponese e in inglese (pronuncia 13 mila frasi in entrambe le lingue) e risolvere le equazioni di matematica o indicare direzioni. «Non ho mai avuto tempo per cercare la ragazza ideale, l'unica opzione a questo punto era quella di farmela da me usando la tecnologia», ha spiegato il giovane ricercatore ai tabloid inglesi.
«NON SI LAMENTA MAI» - «Come una donna vera (ma in silicone e piena di microchip), reagisce se viene toccata in alcuni posti», ha detto, «se la si abbraccia o la stringe troppo forte, lei reagirà di conseguenza con uno schiaffo. Ha tutti i sensi tranne l'olfatto». Il robot-donna per ora non è stato programmato per fare da partner sessuale: «Il suo software può però essere riprogrammato in modo da farle simulare un orgasmo». Le, che vive con il fratello, ha avuto un leggero infarto a novembre dell'anno scorso e ha detto che, se dovesse ammalarsi in futuro, forse Aiko potrebbe occuparsi di lui. «È molto paziente e non si lamenta mai». Ora il ricercatore è alla ricerca di una società che possa sponsorizzare, completare e magari anche commercializzare su larga scala la sua Aiko. «Non ha bisogno di vacanze, lavora praticamente 24 ore al giorno». Insomma, la moglie perfetta - dice lui. (Corriere.it)
Nella foto: una donna robot di vecchia generazione.
Ragazze disponibili e spalmate di sedativi
per derubare ricchi e ignari stranieri
Allarme della polizia ugandese: alcune giovani si cospargono il corpo di sostanze chimiche
Se stavi pensando che l'Italia è il paese dei furbi... è ora che la smetti di sottovalutare l'UGANDA. Sarà che la fame aguzza l'ingegno, ma gli inventori di questa sexy truffa godono di tutta la mia sincera ammirazione.
Due consigli per quanti di voi (e so che siete tanti) desiderano intraprendere viaggi di piacere nel Terzo Mondo:
1) Non leccare le buttane. Mai!
2) Se non ti lecchi le dita godi solo a metà. Se te le lecchi... anche. E si "fottono" il resto.
Ieri Mourinho ha schierato la “sua” migliore Inter: quella di Roberto Mancini. E, guarda caso, non c’è stata partita. I nerazzurri hanno dettato la loro legge, fatto valere la loro superiorità fisica e tecnica, creato (e sbagliato) un’infinità di occasioni da gol rischiando solo una volta (all’81’!). Alla fine, come spesso accade, a decidere la partita è stato un gollonzo del peggiore in campo, ma nessuno ha osato recriminare (tranne Tuttosport); tutti (a cominciare da Ranieri) hanno dovuto riconoscere la supremazia interista.
Questioni tecniche (o di tecnici).
Alla formazione di ieri, lo Special One - che all’Inter doveva portare la rivoluzione e far cadere nell’oblio quel fighetto raccomandato di Mancini, colui che vinceva solo perché aveva la squadra più forte - c’è arrivato attraverso una serie di passaggi.
Il disgraziato acquisto di Quaresma e Muntari.
Per tutta l’estate hanno rincorso Lampard perché cercavano un centrocampista centrale coi piedi buoni. Lampard è rimasto al Chelsea e l’Inter, su consiglio di Mourinho, ha ripiegato sul “talentuoso” esterno portoghese Quaresma (quando già avevano preso Mancini) e sul mediano dai piedi storti Muntari.
Lo spregiudicato 4-2-4.
Le prime Inter del mago di Setubal sembrano disegnate per fare paura sulla carta: Ibrahimovic e Balotelli in attacco con Mancini e Quaresma sulle fasce e due centrocampisti centrali. In campo però succedeva che il suggeritore Ibrahimovic non aveva mai nessuno a cui suggerire, perché al centro dell’area non c’era mai nessuno; le ali non attaccavano, non coprivano e spesso perdevano palla; i due centrocampisti centrali erano sempre in inferiorità numerica e si facevano un mazzo incredibile per reggere da soli il centrocampo. E quando le cose si mettevano male, ecco che Mourinho farciva la squadra di attaccanti e da quel momento in poi saltava ogni schema.
Il 4-3-3.
Mou capisce che il centrocampo soffre troppo e sacrifica un’ala: o Mancini o Quaresma. In attacco è l’Obinna magic moment, ma i problemi rimangono gli stessi e privarsi contemporaneamente di Adriano e Cruz (e di Crespo, mai considerato in questa stagione) di certo non aiuta. Intanto, al recuperato Dacourt (un centrocampista dignitoso), il tecnico dimostra di preferire Chivu e perfino Burdisso (due difensori).
Il 4-4-2.
Con l’Udinese, stanco delle critiche, Mourinho rinuncia alle ali e passa da un estremo all’altro schierando un centrocampo tutto di mediani: Zanetti, Cambiasso, Muntari e Vieira. In attacco dà fiducia a Cruz, salvatore della patria nelle due partite precedenti. In difesa inoltre ritorna il roccioso Samuel. L’andazzo è diverso, l’Inter rischia poco o nulla, è padrona del centrocampo ma... in attacco riesce a combinare poco perché i centrocampisti non si propongono e non supportano come dovrebbero la manovra offensiva. Ci pensa Cruz in extremis a risolvere, ma che sofferenza!
Il rombo di centrocampo.
In Inter-Juve ritorna Adriano, ma è Stankovic la mossa vincente. Nel centrocampo interista schierato a rombo (con Cambiasso vertice basso, Zanetti e Muntari esterni e il serbo dietro le punte) il numero 5 nerazzurro svolge quella funzione di raccordo tra centrocampo e attacco che è mancata con l’Udinese. Inoltre, la presenza pesante di Adriano ha permesso ad Ibrahimovic di non essere il facile riferimento per i difensori bianconeri. “Stavolta Mourinho ha avuto le intuizioni giuste!” ti verrebbe da dire visto com’è andata; ma poi ci rifletti un po’, guardi il modulo, guardi i giocatori... e ti accorgi che QUESTA È L’INTER DI MANCINI! Con Muntari (che, nonostante il gol, è stato pessimo) al posto di Vieira.
Nella foto: Roberto "The Normal One" Mancini, Panchina d'oro 2008.
Ti prendo e ti porto via
Dicono sempre che “non fa notizia il cane che morde l’uomo, ma l’uomo che morde il cane”.
Juventus
Amauri undicesimo giocatore bianconero a fermarsi per guai muscolari. Sotto accusa il massaggiatore.
I giocatori: "Riaprite il Viva Lain".
Nella foto: Sophie del Viva Lain.